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Museo Civico Archeologico Etnologico
Museo Civico d'Arte

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Da San Geminiano alla cattedrale romanica

I Musei Civici rinnovano l'accordo per lo svolgimento del progetto di ricerca, compreso nel Piano di Gestione del Sito Unesco 2018-2020, per la definizione delle fasi costruttive della cattedrale tra tardoantico e altomedioevo in rapporto all'evoluzione sociale e urbanistica della città

I Musei Civici hanno rinnovato un accordo finalizzato allo svolgimento di un progetto di ricerca, compreso nel Piano di Gestione del Sito Unesco (2018-2020), intitolato “Da San Geminiano alla cattedrale romanica” che verrà sviluppato in collaborazione con Soprintendenza Archeologia Belle Arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e con l’Università di Bologna – Dipartimento di Beni Culturali, e che vede la collaborazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Obiettivo della ricerca è la definizione delle fasi costruttive della cattedrale tra tardoantico e altomedioevo in rapporto all'evoluzione sociale e urbanistica della città. Nel corso del primo anno di ricerca le indagini hanno riguardato l’analisi dello spazio funerario della città tra IV e VII secolo d.C., dal punto di vista dell’assetto topografico, della ritualità e delle componenti sociali e antropologiche. Le aree sepolcrali prese in esame sono quelle rinvenute intorno al duomo, nell’area di piazza Grande e piazza XX Settembre, e tra viale Ciro Menotti e via Bellini, sepolcreto a cui apparteneva anche la celebre tomba dei cosiddetti “amanti di Modena”. I sepolcreti modenesi sono stati confrontati con quelli ungheresi di VI secolo d.C., Hegykő e Vörs, relativi al periodo dell’occupazione longobarda della Pannonia, con due necropoli croate di Šarengrad-Klopare e Sisak-Pogorelec, di cultura Avara la prima, tipicamente tardoantica la seconda, con la necropoli di VII secolo d.C. di cultura longobarda di Valdaro (MN) e con quelle di Suasa (AN) e di Ostra Vetere (AN). La ricerca ha posto in evidenza che in questo periodo Modena fu interessata dall’ingresso di individui di diversa provenienza geografica, in particolare dal nord est europeo (Croazia e Ungheria), dato che trova conferma nella tradizione storica. I gruppi migranti si integrarono, se pur con modalità talvolta differenti, nelle realtà locali preesistenti, tanto da condividere, senza una apparente distinzione, lo spazio funerario.

I ritrovamenti di natura funeraria costituiscono un ambito privilegiato per lo studio delle componenti sociali e grazie alle analisi sui resti scheletrici è possibile ricostruire le caratteristiche della comunità urbana: le sue espressioni culturali, le caratteristiche demografiche (sesso, età della morte, abitudini quotidiane, status sociale, quadro patologico ecc.), dieta e sussistenza, mobilità (identificazione di individui che sono migrati nel corso della vita confrontandoli con coloro che risultano “locali” di nascita), i cambiamenti nella struttura della popolazione e grado di commistione attraverso analisi genetiche. L’evidenza archeologica e la metodologia pluridisciplinare applicata a questa ricerca consentiranno di acquisire nuovi dati per la comprensione dei processi che portarono profondi mutamenti nella realtà modenese, culminanti in una “rivoluzione urbanistica”, sollecitata dalle nuove esigenze della topografia cristiana: lo spostamento della città verso ovest, intorno alla basilica eretta sulle spoglie del vescovo e santo Geminiano. A questi fattori si deve associare quello geologico-ambientale, menzionato nelle fonti antiche e più volte richiamato dalla letteratura sulla storia della città, sulla cui entità e portata le recenti scoperte archeologiche consentono di presentare nuovi elementi.

 

Piazza Grande, scavo 1988. I sarcofagi erano collocati intorno all’abside del Duomo e contenevano la deposizione di molti individui, sepolti con alcuni oggetti di corredo, che si trovano esposti nei Musei Civici.