Tu sei qui: Home / I Musei / Raccolte del Museo d'Arte

Raccolte del Museo d'Arte

RACCOLTE D'ARTE

FONDO MUSEO DEL RISORGIMENTO

FONDO GRAZIOSI

 

RACCOLTE D'ARTE

Sculture e dipinti

Tra le testimonianze più antiche si segnalano un'acquasantiera e un capitello campionese, databili al XII secolo, frammenti di affreschi dei secoli XIII e XIV provenienti dalla cattedrale e una cimasa di trittico realizzato da Tomaso da Modena intorno al 1345. Tra le opere rinascimentali spiccano la Madonna di Piazza e il Cristo crocifisso, opere in terracotta di Antonio Begarelli (1499 - 1565) e una pala di Gian Gherardo Dalle Catene (doc. 1507-1543); lo sviluppo della pittura nel Ducato Estense nei secoli XVII-XVIII è illustrato da tele di Ludovico Lana (1597-1646), Francesco Stringa (1635-1709), Sigismondo Caula (1637-1724), Antonio Consetti (1686-1766) e Giacomo Zoboli (1681-1767). Le opere del secolo XIX - molte delle quali sono esposte nel Palazzo Comunale per carenza di spazio - sono rappresentate da dipinti di Adeodato Malatesta (1806-1891), caposcuola della pittura accademica modenese, e da sculture di Luigi Mainoni (1804-1853), Giovanni Cappelli (1814-1885) e Alessandro Cavazza (1824-1873). La pittura dei secoli XIX-XX, attualmente in deposito, è invece testimoniata da opere dei maggiori artisti modenesi del periodo (tra cui Gaetano Bellei, Giovanni Muzzioli, Casimiro Jodi, Tino Pelloni, Casimiro Jodi e Augusto Valli), molti dei quali partecipanti al “Premio Poletti”.

Galleria di immagini

 

 

 

 

Strumenti musicali
Il nucleo principale della raccolta, che comprende strumenti a tastiera, a fiato, ad arco e a pizzico, è costituito dalla collezione depositata nel 1892 dal conte Luigi Francesco Valdrighi. Gli strumenti, databili in prevalenza tra il XVIII e il XIX secolo, sono firmati da costruttori italiani e stranieri tra i quali Ermenegildo Magazari (doc. 1792-1813), Thomas Stanesby Junior (1692-1754) e Johann Wilhelm Oberlender (1681-1763). Attestano la produzione del ducato estense il cembalo firmato da Pietro Termanini nel 1741, il salterio di Giovan Battista Dall'Olio (1739-1823) e alcuni ottoni di Antonio Apparuti (1799-1845), noto e apprezzato anche come armaiolo.

Galleria di immagini

 









Carta dorata e goffrata con racemi vegetali e animali. Mieser Abraham, Augsburg, 1700-1725Carte decorate

La raccolta fu donata dal conte Luigi Alberto Gandini (1827-1906) al quale il museo deve anche l'importante collezione di frammenti tessili. Le carte, che derivano in massima parte da brossure, copertine e risguardi di libri, datano tra la fine del XVII secolo e la metà del XIX. Gli oltre quattrocento fogli, provenienti da manifatture italiane e tedesche, documentano svariate tecniche produttive e soluzioni decorative, dalla goffratura, alla stampa silografica, alla marmorizzazione.

Galleria di immagini

 












Frammento di parato. Paesi Bassi, XVII secolo. Cuoio impresso e dipintoCuoi
Un centinaio di esemplari documenta i differenti utilizzi del cuoio nel campo dell'arredo e della legatura tra il XVI e il XIX secolo. Accanto ad alcune legature e a custodie di vario tipo, la raccolta propone frammenti di parati e di paliotti che presentano svariate tipologie di ornato: doratura del fondo, punzonature, motivi a rilievo dipinti ad olio, decori monocromi stampati e impressioni in oro a piccoli ferri.

Galleria di immagini

 












Bilancina monetaria. Modena, secc. XVIII-XIX. Legno, ferro e ottonePesi e misure
Il nucleo principale della raccolta è costituito da pesi e da misure campione dei secoli XVIII-XIX, provenienti dall'Archivio Segreto della Comunità e dall'Ufficio della Bona Opinione che provvedeva alla verifica e alla bollatura periodica dei pesi e delle misure usate nel Ducato estense; accanto a questi figurano alcune serie di pesi a bicchiere, bilancine monetarie e stadere.

Galleria di immagini

 














Peduccio. Bottega di Antonio Begarelli (?), Modena, secondo quarto sec. XVI. TerracottaTerrecotte decorative
La raccolta documenta uno degli aspetti salienti dell'architettura padana tra Medioevo e Rinascimento ed è costituita da un centinaio di elementi architettonici decorativi: peducci, capitelli, frammenti di fregi e mattoni decorati a stampo con ornati di gusto gotico (tortiglioni, losanghe, girali fitomorfi) o di derivazione classica (ovuli, dentelli, perline, rosoni). Accanto ai materiali antichi provenienti dalla città e dal territorio, è esposta una campionatura di terrecotte prodotte dalle fornaci locali nella seconda metà del XIX secolo.

Galleria di immagini

 












Orologio "perpetuo". Progettato da Giuseppe Zamboni (1776-1846); eseguito da Carlo Streizig. Verona, 1817 circa. DettaglioStrumenti scientifici
I materiali della raccolta sono costituiti da macchine, apparecchi e strumenti pertinenti a diversi settori (ottica, astronomia, elettromagnetismo, idraulica e meccanica) databili tra il XVIII e il XIX secolo e provenienti in massima parte dal patrimonio strumentario storico del Gabinetto di Fisica dell'Università modenese. Tra i materiali di maggiore interesse si segnalano le sfere armillari di Giovanni Maccari (1622-1697), l'accendilume di Alessandro Volta (1745-1827), il microscopio a riflessione di Giovan Battista Amici (1786-1863), l'orologio “perpetuo” progettato da Giuseppe Zamboni (1776-1846), i globi terrestre e celeste di Matteo Greuter (1556-1638) e le macchine costruite nel laboratorio del gabinetto universitario da Fra' Agostino Arleri (1741-1821).

Galleria di immagini

 









Ceramiche
Un gruppo di ceramiche graffite (scodelle, piattelli, fiasche, boccali) documenta la produzione delle officine modenesi dalla fine del Quattrocento a tutto il Settecento; a queste si affianca una discreta campionatura di maioliche italiane dei secoli XV-XVIII e riconducibili a fabbriche faentine, venete, lombarde, liguri e umbre.
Forme e motivi decorativi della produzione ceramica nel Ducato estense, dalla metà del XVIII alla seconda metà del XIX secolo, sono rappresentati da un gruppo di maioliche e terraglie uscite dalle manifatture di Sassuolo: Dallari (1756-1835), Ferrari Moreni (1836-1853) e Rubbiani (1853-1911).

Galleria di immagini

 









Vetri
Tra i vetri soffiati e i cristalli molati, che costituiscono la raccolta, si segnala un nucleo di esemplari veneziani e muranesi databili tra la fine del XVI e gli inizi del XVIII secolo, provenienti in parte dal Gabinetto di Fisica dell'Università di Modena. Un gruppo di vasetti, bicchieri, ampolle e bottiglie, usate per conservare l'aceto balsamico, documenta la produzione modenese tra XVIII e XIX secolo, caratterizzata dalla colorazione verde.

Galleria di immagini

 










Paio di fucili alla moderna. Modena, 1760-1770. AcciaioArmi e fornimenti da cavallo
La donazione del marchese Paolo Coccapani Imperiali (1898) costituisce quasi per intero la raccolta di armi, comprendente armi da fuoco, armi bianche e armi in asta, prevalentemente europee, databili tra il XV e il XIX secolo. Alcuni esemplari testimoniano la perizia degli artigiani attivi nel Ducato estense dal XVI al XIX secolo, come Piero Bonetti, Giuseppe Bonfati, Rinaldo Cavicchioli e Antonio Apparuti, noto anche come costruttore di strumenti musicali. La singolare raccolta di morsi, staffe e sproni dei secoli XV-XIX, appartenuta a Francesco Petermayer maestro di equitazione delle scuderie ducali nella prima metà del XIX secolo, presenta una ricca varietà di tipologie e di varianti.

Galleria di immagini

 




Cannetillé liseré broccato. Manifattura francese, 1730-1735. SetaCollezione tessile Gandini
In una sala che conserva il suggestivo allestimento ottocentesco è esposta un'ampia selezione della prestigiosa collezione tessile donata dal conte Luigi Alberto Gandini nel 1881-1882 e costituita da oltre duemilacinquecento frammenti di tessuti d'abbigliamento e d'arredo: velluti, damaschi, broccati, rasi, taffetas, tele stampate, ricami, merletti ad ago e a fuselli, passamanerie, nastri, galloni e frange. La collezione offre un ricchissimo e variegato campionario di filati, di tecniche e ornati dell'arte tessile, prevalentemente italiana ed europea, dal Medioevo all'Ottocento. Essa comprende anche un gruppo di abiti maschili e femminili, dei secoli XVIII-XIX, conservati a deposito.

Galleria di immagini

 






Giacomo Ceruti (Milano 1698-1767), Portarolo. Olio su telaCollezione Campori
Nel 1929 il marchese Matteo Campori dona al Comune di Modena la galleria di dipinti che aveva formato e allestito nel palazzo di famiglia in Via Ganaceto, gravememte bombardato nel 1944. Nel dopoguerra le opere approdano al Museo Civico. La quadreria presenta pitture di soggetto sacro e profano, nature morte, vedute e scene di genere che rivelano il gusto del collezionista, ispirato a criteri estetizzanti e orientato verso la pittura italiana dei secoli XVII-XVIII. Tra le opere più significative si segnalano il Ritratto del figlio del generale Pallfly di Giuseppe Maria Crespi (1705 ca.), il Portarolo di Giacomo Ceruti (1735 ca.), il Domine quo vadis? di Ludovico Lana (1625-1649) e la Testa di fanciulla con turbante di Francesco Stringa (1675-1699).

Galleria di immagini

 








Donato Creti (Cremona, 1671 - Bologna, 1749) Testa di fanciulla riccamente abbigliata. Olio su telaCollezione Sernicoli
Il commercialista modenese Carlo Sernicoli, deceduto prematuramente nel 2007, ha voluto lasciare al museo della sua città due importanti nuclei collezionistici composti da 36 dipinti e da 49 pezzi di argenteria estense, richiedendo all'istituzione di esporli entro due anni dalla sua morte. Tra le opere pittoriche figurano dipinti del Novecento degli artisti Pompeo Borra, Virgilio Guidi e Ubaldo Oppi, e una trentina importanti dipinti antichi, tra cui Giovanni da Modena (doc. 1398-1454), Elisabetta Sirani (1638-1663), Guercino (1591-1660) e Giuseppe Maria Crespi (1665-1747). La raccolta documenta il panorama artistico emiliano in un arco temporale compreso tra il XV e il XVIII secolo.

Galleria di immagini

 

 

 

 

 

 

 

 

FONDO MUSEO DEL RISORGIMENTO
Le collezioni costituenti il Museo del Risorgimento, nato nel 1894 e chiuso al pubblico nel 1992, riguardano la partecipazione di Modena alle vicende nazionali del Risorgimento oltre a documentare l'antecedente epoca napoleonica con un'incursione sulla situazione del Ducato Estense e le successive guerre del XX secolo, in particolare la guerra italo-turca del 1911-12 e la prima guerra mondiale. Del fondo fanno parte 2000 reperti, 1500 volumi, una raccolta documentaria di opuscoli e autografi, più di 2500 fotografie.

E' possibile consultare on line le schede delle opere appartenenti al Museo del Risorgimento.
Le immagini e le informazioni pubblicate fanno parte di un progetto di catalogazione informatizzata finanziato dall'Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna ai sensi della L.R. 18 /2000 "Norme in materia di biblioteche,archivi storici, musei e beni culturali". I dati raccolti sono confluiti nel Catalogo informatizzato del patrimonio culturale della Regione.
La banca dati della collezione museale è stata realizzata da CRC - Centro Regionale per il Catalogo e la documentazione Srl. Schedatura di Lorenzo Lorenzini, campagna fotografica di Sergio Orselli CRC Srl.

Galleria di immagini

 

 

 

 

Susanna

FONDO GRAZIOSI
Il Fondo Giuseppe Graziosi è costituito dalla gipsoteca istituita nel 1984 in seguito all'acquisizione di una cospicua raccolta di opere plastiche, pittoriche e grafiche dell'artista donata dai figli Paolo Graziosi e Rosetta Graziosi Vespignani. Sistemata inizialmente presso l'ex educatorio San Paolo, nel 1994 la gipsoteca è stata trasferita nell'attuale sede al piano terra del Palazzo dei Musei ed èvisitabile su richiesta negli orari di apertura dei Musei Civici.
Il gruppo delle opere plastiche, una settantina, è formato da bozzetti in terracotta, gessi originali e copie, mentre negli oltre duecento fogli che compongono il nucleo grafico figurano disegni, acqueforti, acquetinte e litografie.
Le opere pittoriche sono poco più di una decina e alcune di esse, a causa delle grandi dimensioni, sono state collocate nelle sale di rappresentanza del Palazzo Comunale.
Nel corso degli anni Novanta il patrimonio del fondo è stato incrementato con l'acquisto, da parte del museo, di alcuni bronzetti e della serie completa delle incisioni della Via Crucis; agli eredi Graziosi si deve anche il dono dell'archivio fotografico dell'artista (oggi conservato presso Fondazione Fotografia di Modena) da lui utilizzato come strumento di lavoro e costituito da oltre 2000 negativi.

Galleria di immagini