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Raccolte del Museo Archeologico Etnologico

RACCOLTE ARCHEOLOGICHE

RACCOLTE ETNOLOGICHE

LAPIDARIO ROMANO

RACCOLTE ARCHEOLOGICHE

Il Museo Civico Archeologico trova il suo ampio ed organico sviluppo in un unico e imponente salone colonnato.
Il percorso espositivo si snoda lungo un sistema continuo di vetrine ottocentesche contenenti materiali dal Paleolitico al Medioevo e descrive uno straordinario tracciato cronologico che, attraverso le testimonianze della cultura materiale, permette di seguire le vicende storiche della città e del suo territorio.

 

Paleolitico e Mesolitico

Le più antiche attestazioni della presenza umana nel territorio modenese sono rappresentate da strumenti in pietra scheggiata raccolti in superficie nei rilievi collinari a sud della città. Si datano al paleolitico medio, in un arco di tempo compreso fra 300.000 e 40.000 anni fa. Al paleolitico superiore si attribuisce la famosa statuetta conosciuta come "Venere di Savignano" (28.000-24.000 anni fa), una delle prime testimonianze artistiche note in Italia e in Europa, della quale è esposta una copia dell'originale, conservato al Museo L. Pigorini di Roma.

Al periodo mesolitico (XI-VII millennio a.C.) sono riferibili manufatti litici provenienti dall’area pedecollinare e appenninica.

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Neolitico

Le testimonianze neolitiche più antiche nel territorio di Modena si riferiscono alla cultura di Fiorano (5600-4800 a.C.): oltre a numerosi reperti ceramici, sono presenti manufatti in osso e strumenti in pietra scheggiata e levigata, quali asce, scalpelli e anelloni. La cultura dei Vasi a Bocca Quadrata (5000-4200 a.C.) trova una delle sue espressioni più compiute nel sito del Pescale (Prignano). Dallo stesso sito, occupato con continuità fino all’età del Bronzo, provengono anche materiali riferibili alla cultura di Chassey (4300-4000 a.C.).

Al momento centrale del Neolitico è attribuita una sepoltura entro tomba a fossa di un individuo adulto rinvenuta a Formigine-Cave Gazzuoli.

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Età del rame

Le prime testimonianze del Modenese inquadrabili nell'età del rame si datano al IV - III millennio a.C. e provengono soprattutto da sepolture. La ceramica che accompagna le sepolture è riferibile a un aspetto culturale noto come “gruppo di Spilamberto”. Altre testimonianze di ambito funerario provengono da Cumarola, Fiorano, Campegine e Savignano, mentre aree di abitato sono state individuate a San Cesario e Spilamberto.

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Età del bronzo: le terramare

Durante l’antica età del bronzo (2300 – 1650 a.C.) il territorio modenese era scarsamente abitato. La più importante testimonianza del periodo è un “ripostiglio” di 96 asce ritrovate nelle vicinanze di Savignano sul Panaro.

Le prime attestazioni di quel particolare tipo di insediamento conosciuto con il nome di terramare risalgono alla metà del II millennio a.C. Si tratta di villaggi circondati da poderosi terrapieni e ampi fossati. Le abitazioni venivano spesso costruite su piattaforme sopraelevate sostenute da palificazioni. La società delle terramare, una delle più avanzate nell'Europa dell'età del Bronzo, era costituita da guerrieri, contadini, pastori e artigiani capaci di produzioni di altissimo livello in bronzo, ceramica, corno di cervo e osso, ampiamente rappresentati dal materiale esposto. Gli abitanti delle terramare emiliane seppellivano i propri defunti con il rituale dell’incinerazione in necropoli situate ad alcune centinaia di metri dal villaggio, come quella di Casinalbo, che ha restituito circa 700 sepolture.

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Bicchiere cilindrico con decorazione s stampiglia. Bazzano, Fornaci Minelli. VII secolo a.C.L’età del ferro

Il nucleo principale di reperti della prima età del ferro (IX-VII secolo a.C.) proviene dall'area compresa fra i fiumi Samoggia e Panaro ed è relativo soprattutto a materiali rinvenuti in necropoli ad incinerazione attribuibili all'aspetto culturale villanoviano, come quelle di Savignano sul Panaro, Casinalbo, Castelfranco Emilia e Bazzano. Alla fine del VII secolo a.C. gli insediamenti si dispongono soprattutto ad ovest del Panaro, forse attorno ad un centro più rilevante, con caratteristiche già protourbane.

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Particolare di cimasa di candelabro in bronzo. Necropoli della Galassina di Castelvetro. V sec. a.C.L’Etruria padana

Nel corso del VI secolo cominciano a delinearsi i caratteri di un sistema politico economico organizzato che vede probabilmente Felsina (Bologna ) nel ruolo di capoluogo ed altri centri a carattere urbano, fra cui probabilmente Modena. La presenza della città etrusca a Modena non è stata fino ad ora archeologicamente documentata, anche se il ritrovamento nel Reggiano di un frammento di scodella che riporta un’iscrizione con il gentilizio MUTNA ha fornito la prima documentazione certa della sua esistenza. Nel V secolo a.C. il Modenese appare fittamente occupato da una serie di insediamenti agricoli, ma è soprattutto da necropoli ed aree di culto che provengono le principali testimonianze: dalle ricche tombe rinvenute nell’800 alla Galassina di Castelvetro agli ex-voto in bronzo provenienti da santuari dell’Appennino.

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I Celti

Dopo il declino della potenza etrusca il territorio modenese fu soggetto in un primo tempo ad una vera e propria occupazione militare da parte delle popolazioni celtiche a cui seguì una graduale integrazione fra i nuovi arrivati e le preesistenti comunità etrusche. Le testimonianze più significative della presenza celtica nel Modenese si riferiscono a contesti funerari, in particolare quello di Saliceta San Giuliano  (III secolo a.C.)

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Statuetta fittile raffigurante la terza fatica di Ercole. Fornace rinvenuta in viale Reiter. I secolo d.C.Età romana

Il progetto di occupazione della pianura padana, avviato dai Romani nel III secolo a.C. si concretizza con la costruzione della Via Aemilia nel 187 a.C. Il territorio, suddiviso secondo pratica agrimensoria della centuriazione, è popolato da fattorie, edifici rurali, ville e da strutture a carattere produttivo, come le fornaci, testimoniate dal numeroso materiale esposto. Dopo alcuni secoli di prosperità, a partire dalla metà del III secolo d.C., anche il Modenese risente della crisi che investe l’impero romano e inizia un lungo periodo di decadenza sociale ed economica e il progressivo abbandono delle campagne.

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Modena romana

Oggetti della vita quotidiana e resti di monumenti restituiscono un'immagine di Mutina corrispondente alla descrizione che ne fece Cicerone: "splendidissima et floridissima". La città romana, custodita nel sottosuolo dell'attuale centro storico da alcuni metri di sedimenti alluvionali, ha restituito in più occasioni resti di ricche dimore patrizie, come la domus di Via Università, di prestigiosi edifici pubblici, quali le terme, il foro, l’anfiteatro, ma anche delle estese necropoli che si trovavano lungo le principali vie d’accesso alla città. Dalla necropoli di Via Emilia Est proviene la lastra marmorea dei Niobidi, copia romana da un originale greco attribuito a Fidia.

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Medioevo

I materiali riuniti in questo settore coprono un arco di tempo compreso fra la tarda antichità e il Rinascimento, con particolare riferimento alle testimonianze della presenza dei Longobardi a Modena e nel territorio rappresentate da alcune tombe scavate in città ed in località vicine, come Fiorano e Montale.

Il plastico del Duomo conclude idealmente il percorso della sezione archeologica. Il reimpiego di materiale di età romana per la sua costruzione ne fa il simbolo della continuità fra la città antica e la città moderna.

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RACCOLTE ETNOLOGICHE

La sezione etnologica, costituitasi tra il 1875 ed i primi decenni del 1900, è composta da materiali di diverse aree geografiche che in molti casi testimoniano culture ormai scomparse o in via di estinzione.

La sistemazione attuale delle raccolte rispetta l'originaria suddivisione ottocentesca per aree geografiche: Nuova Guinea, Perù, America del Sud, Africa e Asia.

 

Nuova Guinea

 

In questa sala si trovano materiali di straordinaria fattura che documentano aspetti della vita quotidiana delle popolazioni della Nuova Guinea sud-occidentale raccolti dall'etnologo Lamberto Loria nel 1889-90 in un viaggio scientifico fra i primi condotti in queste aree: dai capi di abbigliamento in corteccia battuta, agli ornamenti di piume di casuario o di uccelli del paradiso; dalle armi per la caccia, la pesca e la guerra ai tamburi e agli scudi utilizzati nelle danze, fino ai raffinati lavori di intaglio che decorano le imbarcazioni.

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Perù precolombiano

 

Le raccolte, dedicate a scavi e ricerche effettuati alla fine del secolo scorso in necropoli precolombiane del Perù, permettono di collegare la natura etnologica dei materiali con quella archeologica, soprattutto attraverso l'esposizione di ceramiche e delle ricche testimonianze tessili. Queste, in particolare, offrono una eloquente testimonianza della maestria raggiunta dalle popolazioni di area andina che, utilizzando cotone e lana di alpaca o di lama, producevano capi di abbigliamento che caratterizzavano lo status sociale, l’appartenenza ad un determinato gruppo etnico e le più importanti tappe del ciclo vitale: pubertà, matrimonio, morte.

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America del sud, Africa, Asia

 

L'esposizione completa il percorso della sezione etnologica attraverso materiali di sicuro impatto visivo e rilievo documentario: la splendida collezione di ornamenti plumari amazzonici prodotti da i Mundurucù e da Indios del bacino dell’alto Rio Negro; l’armatura di samurai, quasi un souvenir rappresentativo del Giappone fra XVIII e XIX secolo; le prestigiose armi centroafricane in ferro e una serie di oggetti provenienti dal Corno d’Africa che riflettono il coinvolgimento coloniale italiano negli anni immediatamente successivi all’Unità.

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Schede del Catalogo del Patrimonio Culturale dell'Emilia-Romagna
a cura dell'Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna

 

 

 

 

Monumento funerario di Vetilia Egloge, I secolo d.C.Il monumento di Vetilia Egloge è parte integrante del percorso espositivo dedicato alle principali testimonianze delle necropoli di Mutina. Colpisce l'imponenza dell'ara (rinvenuta nel 2007), costruita con più blocchi di pietra calcarea che, sovrapposti, raggiungono un'altezza di oltre quattro metri. L'iscrizione, incorniciata da un elegante motivo vegetale, ci svela le relazioni che intercorrono fra la liberta di origine greca Vetilia, che fa erigere il monumento, e le persone ad essa più care: il figlio Lucio Valerio Costante e il "carissimo" marito Lucio Valerio Costante. Entrambi i personaggi rivestivano cariche prestigiose: il marito era un decurione di Mutina, ossia un membro del consiglio o senato municipale; il figlio di Egloge ricopre invece la carica di "apollinare e augustale" che identifica le figure preposte al culto dell'imperatore in ambito municipale.

LAPIDARIO ROMANO

 

La sezione romana del Museo è arricchita dalle testimonianze monumentali delle necropoli di Mutina venute in luce dal secondo dopoguerra ad oggi esposte al piano terra del Palazzo dei Musei nel Lapidario Romano dei Musei Civici.  I monumenti provengono da rinvenimenti effettuati nelle aree esterne al perimetro della città romana occupate in età imperiale da necropoli monumentali. Particolarmente rilevanti sono le testimonianze relative alle aree sepolcrali che si estendevano lungo la via Emilia a est della città, come la monumentale ara funeraria di Vetilia Egloge, databile al I secolo d.C. Colpisce l'imponenza dell'ara (rinvenuta nel 2007), costruita con più blocchi di pietra calcarea che, sovrapposti, raggiungono un'altezza di oltre quattro metri.

Dalla stessa necropoli provengono anche lo straordinario fregio con corteo di divinità e mostri marini (metà I secolo a.C.) che originariamente faceva parte di un monumento a edicola, l’ara del centurione Clodio, completa di recinto funerario, il frammento con raffigurazione di prora di nave, forse appartenente ad un comandante di flotta di età augustea, e le stele funerarie del tonsor Lucius Rubrius Stabilio e del tintore di tessuti Caius Purpurarius Nicephor.
Nel complesso i materiali esposti attestano con la loro importanza la ricchezza raggiunta da Mutina e attraverso i messaggi tramandati dalle epigrafi allargano il già pur vaso patrimonio di conoscenze sul tessuto sociale della città.

Il Lapidario Romano dei Musei Civici è visitabile tutti i giorni di apertura del Palazzo dalle ore 8 alle ore 19,30. L'ingresso è gratuito.

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